Sondaggi elezioni europee
Mancato accordo sulla data: Election day o tre diverse votazioni?
L’11 marzo 2009 l'ordine del giorno della Camera era: ''conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, recante disposizioni urgenti per lo svolgimento nell'anno 2009 delle consultazioni elettorali e referendarie''. È il testo che regola le nuove norme per le elezioni europee, fissate con l’''election day'' del 6 e 7 giugno, quando si dovrà votare anche per il rinnovo di parecchie amministrazioni locali. Già approvato dal Senato, il testo ha introdotto il quorum del 4% per accedere al Parlamento di Bruxelles.
Tra le nuove norme avrebbe dovuto esserci anche la previsione del rimborso per le liste che pur non avendo raggiunto il 4% avessero ottenuto almeno il 2% dei consensi elettorali. In molti, tra cui Giorgio Stracquadanio del Pdl e Giuliano Vassalli del Pd, si sono battuti nella Commissione Affari costituzionali di Montecitorio affinché quella norma fosse abolita perché incoerente con il tetto stabilito dal quorum.
Posto che il governo si è rimesso al parere dell’Aula, salvo eventuali cambiamenti, sarà più difficile per le forze non rappresentate in Parlamento trovare finanziamenti bancari per la campagna elettorale. In tal caso la lista verdi-socialisti-Sinistra democratica-gruppo Vendola, Rifondazione e la Destra di Francesco Storace dovranno contare sulle proprie forze e non su qualche fido dalle banche.
Ma se questi sono problemi dei partiti, la disputa che ha ripercussioni su tutti è quella tra tra Pdl e Pd per stabilire quando collocare il voto sul referendum elettorale. La proposta del Pd è quella di votare per il referendum negli stessi giorni dell'election day, vale a dire 6 e 7 giugno. Il timore del Carroccio è che il risultato delle urne sia una legge elettorale decisamente più maggioritaria.
Secondo il Pd unificando le scadenze elettorali si potrebbero risparmiare 460 milioni di euro da spendere per fronteggiare l'emergenza sicurezza, fornendo maggiori strumenti alle forze dell'ordine. Oltretutto secondo il Pd separando le tre votazioni:
si rischia di non raggiungere il quorum al referendum.
Il Pdl propone di votare il referendum quindici giorni dopo il 6 e 7 giugno, assieme ai ballottaggi delle amministrative; il Pd respinge questa possibilità perché i ballottaggi saranno solo in poche città, per cui così le spese per i seggi non diminuirebbero. La posizione del Pd trova il consenso di Giovanni Gazzetta, presidente del Comitato promotore del referendum, appoggia la proposta del Pd e auspica che si concordi a breve una soluzione utile a favorire la massima partecipazione al voto. |